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Ulisse - l'Arte e il Mito

Musei e Attrazioni Turistiche
€13,00
Quanti Ulisse! E quante Odissee! Il protagonista dell’Odissea è il più antico e il più moderno personaggio della letteratura occidentale. Egli getta un’ombra lunga sull’immaginario dell’uomo, in ogni tempo. Raccontare di Ulisse ha significato raccontare di sé, da ogni riva del tempo, utilizzando i propri alfabeti simbolici, la propria forma artistica, attribuendogli il significato del momento storico e del proprio sistema di valori.
Dall’Odissea alla Commedia dantesca, da Tennyson a Joyce e a tutto il Novecento, di volta in volta, Ulisse è l’eroe dell’esperienza umana, della sopportazione, dell’intelligenza, della parola, della conoscenza, della sopravvivenza e dell’inganno. E’ “l’uomo dalle molte astuzie e “dalle molte forme”.
La nuova grande esposizione ai Musei San Domenico di Forlì vuole dunque raccontare come l’arte abbia costantemente narrato, e reinterpretato, il mito di Ulisse. Con oltre duecento opere tra le più significative di ogni tempo (pittura, scultura, miniature, mosaici, ceramiche, arazzi e opere grafiche) il visitatore sarà accompagnato in questo viaggio, dall’antico al Novecento.
Fin dall’antichità gli artisti non hanno cercato di illustrare in forma puramente didascalica l’intera Odissea. Se l’età arcaica privilegia gli episodi di Polifemo, di Circe, di Scilla e delle Sirene, l’età classica aggiunge gli incontri e i riconoscimenti: l’incontro con Tiresia, Atena, Nausicaa e Telemaco, il dolore e l’inganno della tela di Penelope, il riconoscimento della nutrice Euriclea, la strage dei Proci. In seguito l’ellenismo aggiunge l’incontro commovente con il cane Argo, l’abbraccio e il riconoscimento tra Ulisse e Penelope; mentre l’arte romana, oltre a ripetere i modelli precedenti, raffigura, quale epilogo consolatorio, l’abbraccio tra Ulisse e il padre Laerte. L’arte antica non è interessata a mettere in scena il poema epico, quanto un uomo che attraverso le sue molteplici e dolorose esperienze ha imparato a conoscere sé stesso.
Dante, duemila anni dopo Omero, nel canto XXVI dell’Inferno conferisce una nuova e diversa centralità a Ulisse, che non è più spinto dalla nostalgia del ritorno, né, come l’Enea virgiliano, è mosso da una missione, ma è un viandante spinto dall’ardore “a divenir del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore”, e si lancia “per altro mare aperto”, verso il “folle volo”.
L’influsso di Dante sull’arte giunge agli artisti, come Botticelli nella sua rilettura illustrata della Commedia, per poi immergersi in un lungo silenzio fino all’Ottocento. Mentre le narrazioni omeriche sopravvivono nei cassoni fiorentini dipinti del Quattrocento, che appartengono ancora al gusto epico-cortese.
Le diverse interpretazioni della figura di Ulisse si ritrovano anche nei cicli figurativi delle ricche dimore cinquecentesche, con un carattere non solo illustrativo o decorativo ma in una sintesi tra valori formali e morali espressi da artisti quali Primaticcio, Beccafumi e Dossi. Il Seicento di Rubens, Lorrain, Jordaens, Cornelis, tra natura e teatro ne raffigura e diffonde il mito fin nelle manifatture.
Col classicismo di Canova, Mengs, Füssli, il Settecento - anche per la ripresa degli studi omerici e delle nuove scoperte archeologiche - si mostra come un secolo omerico, mentre il Romanticismo avvia un ulteriore rinnovamento. Il XIX secolo ritrova nel mito del viaggiatore e del viandante qualcosa di odissiaco nel destino dell’uomo moderno. I Preraffaelliti, e in generale le inquietudini allusive del Simbolismo, attraverso le raffigurazioni di soggetti quali Calipso, Circe, Penelope o le Sirene vagheggiano la visione onirica di un mondo che oramai sfugge al desiderio di bellezza ed è sopraffatto dalla realtà quotidiana, ma non rinunciano a un contenuto artistico che trascenda l’esperienza ordinaria e porti l’esistenza quotidiana dell’individuo su un piano universale.
Il XX secolo - sulla scorta di capolavori letterari, primo fra tutti l’Ulisses di Joyce - fa di Ulisse il prototipo dell’uomo contemporaneo: inquieto, alienato, irrimediabilmente diviso nel proprio io. Per questo più che un ritorno integrale al mito, l’arte celebra ritratti isolati e parziali dell’eroe. Con De Chirico, Savinio, Sironi, Meštrović e Martini assistiamo alla definizione di un’arte come ricerca e rappresentazione di una via d’uscita che altrimenti si nega all’eroe divenuto uomo.
L’Ulisse del Novecento non riesce a ritrovare Itaca. Il suo ricordo del ritorno si è perduto. E «scordare il ritorno», significa scordare la forma del proprio destino. Il viaggio attraverso un universo così straordinariamente ricco e diversificato, che questa mostra propone, consente di cogliere i tratti più caratteristici di singoli segmenti della tradizione figurativa, nonché il rispecchiamento della propria ricerca esistenziale tra poesia e storia.

By plane: Guglielmo Marconi Airport in Bologna
(via Triumvirato, 84)
tel. +39.051.647.96.15
www.bologna-airport.it
By train: main north-south rain links through the
Milano-Bologna-Ancona and
Milano-Bologna-Firenze-Roma lines
By car: motorway A14 from Bologna to Rimini, exit Forlì;
Strada Statale n. 9 (via Emilia)
 

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