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Brisighella, il piccolo borgo medioevale sovrastato da tre colli ricchi di storia

Imola-Faenza

Brisighella è un incantevole borgo medievale, in provincia di Ravenna, che sorge nella bassa valle del Lamone, alle pendici dell’Appenino tosco-romagnolo ed è incastonato tra le dolci colline del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola.
Il paese che si distingue per la spiccata vocazione all’ospitalità e al turismo sostenibile, è stato inserito nel club dei “Borghi più belli d’Italia” e certificato dal Touring Club Italiano con la “Bandiera Arancione”. Vanta inoltre importanti certificazioni quali “Città Slow” e “Città dell’Olio e del Vino”. Qui, infatti, si produce il famoso olio extra vergine di oliva DOP “Brisighello”.
Il borgo, composto da un dedalo di viuzze acciottolate, tratti di cinta muraria, scale scolpite nel gesso, racchiude l’antica Via del Borgo meglio nota come “Via degli Asini” per il ricovero che offriva agli animali dei birocciai, una strada sopraelevata e coperta illuminata da archi di differente ampiezza. A far da cornice si ergono tre colli che dominano il paesaggio circostante e che ospitano nell’ordine: la Rocca Manfrediana, edificata nel 1310 da Francesco Manfredi che conserva ancora le caratteristiche delle fortezze medievali con i fori per le catene dei ponti levatoi, le caditoie, i camminamenti sulle mura di cinta e le feritoie; la Torre dell’Orologio, risalente, al 1290 e che fino al 1500 costituì, insieme alla Rocca, il sistema difensivo del centro abitato, pur venendo più volte danneggiata; sul terzo colle infine, immerso tra i cipressi, si trova il Santuario della Madonna del Monticino, dove viene venerata una sacra immagine in terracotta policroma.

LA ROCCA MANFREDIANA
Sorge su uno dei tre pinnacoli gessosi che dominano il borgo. Il complesso di questa fortezza si compone del cosiddetto “Torrione Veneziano” (sec. XVI) e dell’antico “Torricino”, che risale al 1300, costruito per volere della famiglia Manfredi di Faenza. Oggi riportato a nuovo splendore per continui e qualificati restauri, costituisce un pregevole esempio dell’arte militare del Medioevo.
Da maggio 2016 ospita al suo interno il Museo dell’Uomo e del Gesso, un percorso museale che attraversa la lunga storia del rapporto dell’uomo con questo territorio e con il minerale che lo caratterizza.
La scala di accesso alla Torre Manfrediana della Rocca è una passeggiata nella storia che, partendo dalla frequentazione delle grotte della Vena del Gesso in età Protostorica  per motivi funerari e di culto, attraversa l’età Romana per arrivare al Medioevo e al Rinascimento, con il fenomeno dell’incastellamento che vede le creste gessose protagoniste della costruzione di rocche e castelli.
La sala alta della Torre espone i ritrovamenti archeologici della Vena del Gesso, ovvero i reperti provenienti dalla Grotta dei Banditi per l’epoca pre/protostorica; i materiali della casa romana del Carnè, della cava della Lucerna e i materiali rinvenuti nel castello di Rontana per l’età medievale. Inoltre un video, proposto nella sala allestita, mostra, tramite una interessante ricostruzione cinematografica, in che cosa consisteva l’estrazione del Lapis Specularis, aiutata dalla fioca luce della lucerna.
La Torre Veneziana (sulla sinistra) è tutta dedicata al Medioevo e al Rinascimento e spiega la l’uso dei locali visitati nel percorso espositivo. A questo fine, sono stati posizionati sia negli spazi esterni sia negli spazi interni, pannelli didattici dedicati alla storia della Rocca e alla funzione dei singoli ambienti.

LA TORRE DELL'OROLOGIO
La Torre dell’Orologio di Brisighella era il fortilizio fatto erigere nel 1290 da Maghinardo Pagani da Susinana con massi squadrati di gesso, per controllare le mosse degli assediati nel vicino castello di Baccagnano.
Fino al 1500 costituì, insieme alla Rocca, il sistema difensivo del centro abitato.
Danneggiata e ricostruita più volte, la torre fu completamente rifatta nel 1850 e nello stesso anno vi fu posto anche l’orologio. Il quadrante dell’orologio è a sei ore. La sommità di questo colle è un punto panoramico per ammirare il paese, i gessi e i calanchi (formazione di argille azzurre, dilavate dagli agenti atmosferici).

SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DEL MONTICINO
Sul terzo colle di Brisighella, immerso nei cipressi, si trova il Santuario della Madonna del Monticino. Qui è venerata una sacra immagine in terracotta policroma di autore ignoto, datata 1626, originariamente posta su un pilastro alle porte del paese, quindi, nel 1662, trasferita in un romitorio costruito con le offerte dei fedeli. Quel primo edificio, abbattuto nel 1758, fu rimpiazzato dall’attuale, che presenta, nella parte absidale, affreschi del pittore faentino Savino Lega. L’altare principale è rivestito di marmi pregiati, circondati da capitelli ionici, stucchi e decori. Nel 1926 il Santuario si arricchì di una grandiosa facciata, donata dal cardinale Michele Lega, realizzata su disegno di Edoardo Collamarini. Sul retro del santuario, la cava da cui fino a pochi anni fa si estraeva il gesso, è diventata un Museo Geologico all'aperto. Inoltre dal 1662, nel mese di settembre viene celebrata una delle più antiche sagre romagnole dedicate alla Madonna del Monticino.

VIA DEL BORGO O DEGLI ASINI
La Via del Borgo o degli Asini  è una strada sopraelevata e coperta, particolarmente pittoresca,  che riceve luce da una serie di mezzi archi tutti diversi fra loro. Collega le case che furono costruite in epoca medievale addossate alla scarpata di gesso.
Fu probabilmente realizzata nel XIV secolo come baluardo difensivo a protezione del piccolo borgo.
Originariamente era scoperta e veniva utilizzata come camminamento di ronda e via di comunicazione. Proprio dalle caratteristiche finestre ad arco i Brisighellesi impedirono nel 1467 a Federico da Montefeltro, duca di Urbino, di penetrare nel villaggio.
Fu allora coperta e inglobata negli edifici esistenti prendendo l’aspetto di un lungo porticato che collega le porte d’ingresso delle abitazioni.
Oggi l’antica Via degli Asini offre una delle più caratteristiche passeggiate di Brisighella.
Entrando in questo ambiente silenzioso, dal pavimento sconnesso, la copertura irregolare, i muri spessi, pare veramente di fare un salto nel tempo e sembra di sentire ancora gli zoccoli degli asini che faticosamente percorrevano la strada, prima di entrare nelle stalle, al termine di una dura giornata. Al piano terreno, dove prima trovavano ricovero i carretti e gli attrezzi, troviamo oggi negozi, osterie, caffè.

PIEVE THO
La Pieve di San Giovanni in Ottavo (detta Pieve del Tho) si incontra poco oltre un chilometro da Brisighella. E’ la Pieve più antica sorta nella Valle del Lamone. È detta “in ottavo” perché collocata all‘ottavo miglio della strada romana che congiungeva Faenza con l’Etruria. La prima menzione risale al 909, ma la sua fondazione è certamente anteriore. Per molti secoli fu l’unico centro di culto dell’Alta Valle del Lamone, eretto probabilmente dove sorgeva un tempio dedicato a Giove Ammone. L’epoca della sua costruzione è ignota, probabilmente sorse tra l’VIII e il X secolo. Il tempio è in stile romanico, a pianta basilicale, a tre navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne di marmo grigio e una rosso di Verona, molto diverse fra loro come spessore e larghezza. All’ingresso si trova un capitello utilizzato come acquasantiera; nella navata destra opere di artisti faentini e nella quarta colonna sono riportati i nomi di quattro imperatori romani del IV secolo. Nella parte absidale tabernacolo in arenaria del Poli (1534). Si ricordano infine la cripta di struttura tipicamente romana e l’attiguo ambiente, dove sono raccolti frammenti di antichi vasi, ceramiche faentine, un mattone romano con l’impronta del cane e del piede di un bambino. Nel cortile interno antico frantoio per le olive.

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